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Alba a Capanna Margherita

I miei primi 4000 mt li ho superati sul massiccio del Monte Rosa, più precisamente dormendo a  Capanna Margherita su Punta Gnifetti (4554 mt). Capanna Margherita è il rifugio più alto d’Europa e si trova in Italia, in Val d’Aosta. Tre giorni e due notti insieme a una guida alpinistica di Alagna. Perfetto per chi cerca- una prima esperienza in l’alta quota per imparare a muovere i primi passi su ghiaccio e mettere in gioco le proprie abilità, fisiche e mentali.

Cenni storici

Capanna Margherita viene realizzata nel 1893 e dedicata alla regina Margherita di Savoia, la quale, amante della montagna, ci trascorse una notte il 18 agosto 1893. Nel rifugio è stato realizzato un importante osservatorio meteorologico ed è stato un laboratorio di ricerca per studi ad alta quota.

La mia esperienza

Non avendo mai praticato alpinismo e volendo fare un’esperienza del genere abbiamo girato un po’ “sull’internet” per scoprire che ci sono diverse agenzie che propongono questo tipo di avventura. Abbiamo scelto di affidarci alle guide di Alagna prenotando con il portale di cui ti lascio qui il sito, offre molte esperienze, non solo di natura alpinistica. Da diversi racconti di amici e non che decantavano questo rifugio, scegliamo il pacchetto “Notte al Margherita“. Un primo avvicinamento al ghiacciaio di 3 giorni e due notti di cui la seconda a Capanna Margherita.

ATTREZZATURA

L’attrezzatura da alpinismo (ramponi, corda, imbrago) viene fornita dalla guida e inclusa nella quota (particolare da non sottovalutare, in altri pacchetti ho visto che bisogna affittarla a un prezzo aggiuntivo). 

Tu devi pensare in primis a dei buoni scarponi, un minimo caldi e soprattutto impermeabili (andrai sì sul ghiacciaio ma c’è anche neve e la neve…bagna). Per la prima esperienza su ghiacciaio non devi per forza acquistare degli scarponi per ramponi semi-automatici o automatici; se hai già degli scarponi adatti per l’esperienza, esistono i ramponi universali che si fissano tramite delle fibbie o fettucce in tessuto.

ABBIGLIAMENTO

In secondo luogo devi pensare all’abbigliamento. Noi non eravamo per niente tecnici e rispetto alla gente incontrata nei rifugi ci siamo sentiti un po’ barboni. L’importante è però vestirsi a strati per non soffrire il freddo, quindi: un intimo termico (maglietta e pantalone), diversi strati (la cipolla è sempre la risposta giusta), una giacca da neve (io ho usato quella da sci), un guscio/kway per il vento. Ricordati assolutamente un cappello caldo, gli occhiali da sole/mascherina da sci e la crema. Il sole a 4000 metri sulla neve non perdona e ne so qualcosa (congiuntivite garantita se hai occhi delicati).

Primo giorno – 3 settembre 2021

Alagna è proprio il punto di partenza. Lasciamo l’auto e ci rechiamo al nostro punto d’incontro, l’ufficio Alagna.it – Monterosa Booking in via dei Walser 6, alle 14.00. Siamo un gruppo di 5 persone, due ragazze della Val Susa sui 25 anni, un ragazzo sui 40 e noi due, io e il mio fedele compagno di monti e di vita. Incontriamo la nostra guida per i prossimi due giorni, ha un modo pacato e gentile, è Nicola Viotti. Facciamo un check dell’attrezzatura e ci viene spiegato l’utilizzo: l’uso dei ramponi, l’imbrago e brevi cenni sui nodi e sulle manovre in cordata. La camminata che andremo a fare è un entry level, perfetto per chi si approccia all’alta quota ma fin da subito capiamo che la sicurezza viene sempre prima di tutto. Mai sottovalutare la montagna, come d’altronde…il mare. 

Prendiamo la telecabina che da Alagna in circa trenta minuti arriva a Pianalunga (2050 mt). Successivamente una funivia fino al Passo dei Salati (2971 mt) e infine una seconda funivia, che raggiunge i 3275 metri, Punta Indren. Per tutta la salita ci si impiega circa 1 ora. 

Da Punta Indren in circa un’ora puoi raggiungere il Rifugio Mantova (3498 mt). Noi puntiamo circa 200 metri più in alto, la prima notte la passeremo al Rifugio Gnifetti (3647 mt). La camminata è lenta e calma per attutire il dislivello di altezza affrontato in funivia. Incontriamo un primo tratto roccioso fino ad arrivare all’inizio del ghiacciaio di Indren dove facciamo i nostri primi passi con i ramponi.  Ci ritroviamo ai piedi del rifugio e l’ultimo tratto è attrezzato con corde. Bisogna un po’ arrampicarsi ed eccoci arrivati. Ci aspetta la cena e soprattutto un letto (portati un sacco lenzuolo ed eventualmente dei tappi se hai il sonno leggero, a volte le camere sono grandi e condivise con molte persone non troppo silenziose). Ci viene riservata una camera a diversi piani letto tutta per noi e ci addormentiamo…tutti tranne uno.

Purtroppo durante la notte si fanno sentire i primi sintomi di mal di montagna. Ebbene sì, non esiste solo il mal di mare ma anche il mal di montagna, dovuto all’altitudine, specialmente per chi è poco abituato. Sintomi? Mal di testa, nausea e vomito. 

Inizio ghiacciaio Indren
Inizio ghiacciaio Indren
Dal Rifugio Gnifetti
Rifugio Gnifetti 3647 mt
Secondo giorno –  4 settembre 2021

La sveglia è alla mattina presto ma rispetto al resto del rifugio la nostra sveglia è puntata tardi, 6 del mattino. Generalmente in questo tipo di rifugi la colazione si inizia a servire dalle 4 se non prima! Noi seguiamo la nostra saggia guida perchè in base a ciò che ci aspetta sa bene che non dovremo partire così presto. Dobbiamo però salutare il ragazzo e da 5 diventiamo 4. E’ stato “vittima” del mal di montagna per tutta la notte e non si sente assolutamente di proseguire. 

Zaini in spalla, ramponi ai piedi, imbragati e legati con la corda, in testa Nicola, iniziamo la nostra salita a Capanna Margherita, punta Gnifetti. Sono meno di 1000 metri di dislivello. Il ritmo è lento e continuo. Passiamo tra crepacci e la distesa di ghiaccio. L’altitudine si fa sentire, non tanto per il mal di montagna, ma per il fiato che si fa più corto. Impressionante come viene recuperato subito appena ci si ferma e come subito si perde appena dopo qualche passo.

Ed ecco in lontananza Capanna Margherita, la pendenza dell’ultimo tratto è più accentuata e la fatica si fa sentire. Arriviamo per l’ora di pranzo e purtroppo siamo un po’ immersi tra le nuvole. Ho una leggera nausea e la pizza da assaggiare del cuoco nepalese che passa la stagione qui e di cui mi hanno tanto parlato, non mi invoglia. Devo dire che da qui in poi, l’aspirina è diventata la mia migliore amica, molto mal di testa. Imparo che uno dei modi per prevenire è idratarsi molto, bevi tanta acqua!! 

Il tramonto tanto osannato è coperto dalle nuvole ma Nicola ci rincuora dicendo che per tutte le volte che è salito fin qui, tramonti limpidi li può contare sulle dita. Insomma, bisogna avere un po’ di fortuna. 

Ceno parsimoniosamente, ho paura di non riuscire a dormire. Nella nostra camera siamo di nuovo solo noi. Nicola ci consiglia di lasciare leggermente la finestra aperta in modo da ossigenare l’aria con quel poco di ossigeno che c’è. Non posso dire di aver dormito un sonno profondo, mi sono svegliata diverse volte, un po’ per il mal di testa e un po’ per un leggero senso di nausea.

Terzo giorno – 5 settembre 2021

Ci svegliamo presto, prima dell’alba. Facciamo colazione e ci vestiamo per uscire a vedere questo nuovo inizio sul tetto d’Europa. Il freddo e il vento sono taglienti ma la vista impagabile. Probabilmente uno delle albe più belle mai viste. 

Dopo tutte le foto di rito si parte verso il Cristo delle Vette sulla cima del Balmenhorn (4167 m). Se sei Ligure, ma anche non, ti sembrerà famigliare…non è una statua gemella al Cristo degli Abissi (-17 mt) sul fondo del mare tra Camogli e Portofino, nella baia di San Fruttuoso. Gli autori sono diversi ma andando a leggere su wikipedia, la statua del Cristo delle Vette è stata inaugurata nel 1955, quella degli Abissi nel 1954. 

Per salire in cima c’è una breve ferrata, la vera difficoltà è stato trovare l’arco temporale per salire e scendere visto l’affluenza dei gruppi e la poca pazienza di altre guide alpine. 

Una volta riscesi puntiamo alla Piramide Vincent (4215 mt). La vista è indescrivibile e tutta la fatica è ripagata. Soddisfatti scendiamo fino al Rifugio Mantova per una merenda meritata, crostata di marmellata alle ciliegie con panna, la fame è tornata! 

Raggiungiamo punta Indren e salutiamo tutti per tornare a casa con gli occhi e il cuore pieni di nuove emozioni. 

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